Cronache dal genocidio americano: lo scandalo delle encomiendas e la nascita di un mondo fondato sul sangue.
FIRENZE, XVII secolo - Le rotte del mondo non saranno mai più le stesse, ma il prezzo di questa nuova era di scoperte è scritto indelebilmente nel sangue di milioni di innocenti. Tutto ha avuto origine da una necessità commerciale che col tempo, si è trasformata in un'ambizione geopolitica senza confini: la caduta di Costantinopoli nel 1453 e l’inarrestabile espansione dell'impero Ottomano e di quello arabo hanno di fatto sigillato le antiche vie carovaniere della seta e delle spezie, lasciando l'Europa in una morsa economica soffocante. In questo contesto di crisi, profondamente influenzato dal nuovo spirito dell'Umanesimo che pone l'uomo e la sua sede di conoscenza al centro dell'universo, le potenze europee hanno smesso di guardare l'Oceano Atlantico come un limite mitologico, il non plus ultra, trasformandolo in una via di comunicazione. Se il regno del Portogallo, sotto la spinta costante e l'investimento scientifico di Enrico il Navigatore, ha scelto di sfidare le correnti della costa africana in modo tale da circumnavigare il continente e raggiungere l'India, la corona di Spagna ha intrapreso una strada ben più incerta e visionaria. La regina Isabella di Castiglia, mossa da una miscela di fervore religioso e disperata necessità finanziaria dopo le spese della Reconquista, ha deciso di scommettere sul progetto di un marinaio genovese, Cristoforo Colombo. Lo scopo del viaggio di Colombo, è bene ricordarlo per onestà di cronaca, non era affatto la scoperta di un continente ignoto, ma l'apertura di una rotta commerciale rapida e sicura verso le leggendarie ricchezze del Catai e del Ciponga navigando costantemente verso occidente. L'approdo alle Bahamas nell'ottobre del 1492, tuttavia, è stato solo il primo atto di una rivoluzione geografica che aveva visto l'uso di nuove tecnologie come la bussola, l'astrolabio e la caravella, uno scafo agile e veloce capace di resistere alle tempesta atlantiche. Dopo Colombo i mari sono stati solcati da uomini i cui nomi resteranno scolpiti nella storia, ma spesso macchiati nell'infamia: Vasco da Gama, che nel 1498 ha finalmente gettato l’ancora a Calicut in India, aprendo la rotta delle spezie portoghese; Pedro Alvarez Cabral, che spinto dalle correnti equatoriali ha scoperto la costa del Brasile; Amerigo Vespucci, il noto navigatore fiorentino che per primo ha avuto il coraggio di denunciare con forza che quelle terre non erano le propaggini dell'Asia, ma un vero e proprio mundus novus, e infine Ferdinando Magellano, la cui spedizione ha concluso la prima, eroica e tragica circumnavigazione del globo, dimostrando empiricamente, sebbene questo gli costò la vita, la sfericità della Terra.
Ma dietro le mappe ridisegnate e il prestigio delle corti europee, si nasconde una realtà che questo giornale non può che raccontare: l'impatto violento con le grandi civiltà precolombiane, Maya, Aztechi e Inca, si è trasformato in un genocidio di massa. Non è stata solo la superiorità tecnologica e militare a piegare popolazioni da milioni di individui, ma l'arma invisibile dello shock microbico, virus europei comuni come vaiolo e influenza hanno falciato fino al 90% della popolazione indigena, priva di ogni difesa immunitaria contro malattie mai viste prima del continente. I pochi superstiti di questa catastrofe sono oggi ridotti in uno stato di schiavitù sotto le istituzioni delle encomiendas. Questo sistema, teoricamente nato con lo scopo caritatevole di istruire gli indios alla fede cristiana e proteggerli, si è rivelato un paravento giuridico per lo sfruttamento più brutale. I coloni, detti encomendadores, agiscono come signori feudali assoluti, consumando la vita di migliaia di esseri umani nelle profondità delle miniere di Potosì o nelle estenuanti piantagioni sotto un sole cocente. È una violenza che non risparmia né donne né bambini, trattati come merce da consumo nel nome di una croce che troppo spesso diventa spada. La drastica diminuzione della manodopera indigena, dovuta a maltrattamenti ed epidemie, ha portato regnanti e mercanti a una nuova, agghiacciante soluzione economica: il commercio triangolare. Questo perverso circuito vede le navi europee cariche di manufatti e armi salpare verso le coste dell'Africa, scambiare queste merci con schiavi, deportarli attraverso l'Oceano in condizioni disumane e tornare, infine, nei porti europei con stive colmi di metalli preziosi, cacao e tabacco. Si è così consolidato il modello centro periferia, una struttura economica globale dove l'Europa si pone come centro decisionale, finanziario e tecnologico che accumula ricchezza, mentre la periferia (America e Africa) viene depredata. In questa società multietnica, nata dalla violenza e dal mescolamento forzato, il colore della pelle è diventato il nuovo invalicabile confine della dignità umana. Ciò che oggi viene celebrato nei palazzi di Madrid è di Lisbona come un trionfo della civiltà cristiana e del progresso rinascimentale, visto dalle sponde insanguinate del nuovo mondo appare come il più grande crimine della nostra storia. Il messaggio che questa tragedia lascia all'uomo moderno è un monito severo e intramontabile: la sete di profitto non conosce morale, il progresso che si fonda sul calpestare il diritto alla vita di interi popoli porta con sé una macchia morale che nessuno tesoro potrà mai lavare dalle coscienze dei posteri. La storia ci giudicherà non per le terre che abbiamo mappato ma per le vite che abbiamo deciso di sacrificare sull'altare del nostro egoismo.
Lorenzo Cecconi, 3B LSA
