Buongiorno amici del Meucci,
abbiamo deciso di intervistare il prof. Manuel Vescovi, per chiedergli di presentarci uno sport che gli sta molto a cuore, il Baskin.
Prima di iniziare ci piacerebbe descriverlo come una persona molto solare, simpatica e che tiene molto all’inclusività. Lasciamo a lui la parola.
Che cos’è il Baskin?
Il Baskin è un vero e proprio sport di squadra praticato da giocatori normodotati con vari livelli di abilità motorie, ma anche da giocatori con vari gradi e tipologie di disabilità. Il Baskin lo possono praticare maschi e femmine, giovani e adulti, giocatori di basket, di altri sport o persone che non svolgono alcuna attività, ma anche persone con disabilità mentali o fisiche (carrozzina). Questa pluralità di persone compone una squadra in cui ognuno ha dei propri compiti e delle proprie possibilità con l’obiettivo comune di segnare più punti dell’altra squadra e vincere una partita.
Come si è appassionato al Baskin?
Per caso! Al mio secondo anno di Scienze Motorie ad Urbino dovevo scegliere un tirocinio per ottenere dei CFU e, provenendo dal basket, ho scelto l’unico che fosse attinente. Non avevo idea di cosa fosse fino in fondo, altrimenti non ho timore di ammettere che avrei avuto qualche dubbio in più sulla scelta, ma poco dopo ho capito che è stata una delle casualità più fortunate della mia vita.
Quali sono le regole che lo differenziano dal Basket?
Il basket è il mio sport di provenienza e lo adoro, ma così come tanti altri sport di squadra (quasi tutti, in realtà), ha le stesse regole di gioco per tutti i partecipanti. Il Baskin adatta le sue regole alla molteplicità di capacità motorie di chi vi partecipa. Sintetizzando al massimo: le regole di fondo sono le stesse del basket, ma vengono stabiliti 5 ruoli (da 1 a 5) in base alle abilità che servono per giocare a pallacanestro, in questo modo giocatori avversari appartenenti allo stesso ruolo avranno abilità simili tra loro e potranno disturbarsi a vicenda.
Giocatori di ruolo superiore, quindi con abilità superiori, non potranno disturbare giocatori avversari di ruolo inferiore. Viceversa, invece, sì. Chi padroneggia i fondamentali del basket seguirà regole pressoché identiche a quelle della pallacanestro, chi non li possiede ancora seguirà regole simili ma con qualche margine di libertà in più.
Perché ha deciso di portare questo sport a scuola?
Il Baskin nasce proprio nelle scuole, ancor prima che nelle società sportive. Fu pensato e progettato per dare spazio a tutti e credo che la eterogeneità di molte classi possa rappresentare un terreno fertile per questo principio.
Qual è il pregiudizio sul baskin che la fa arrabbiare di più?
Quello che dopo 13 anni ancora mi dispiace è che venga immaginato solamente come un’attività ricreativa a servizio di persone con disabilità. Invece l’agonismo c’è eccome come in tutti gli sport di squadra e, proprio allo stesso modo, in ogni allenamento ognuno deve impegnarsi per migliorare le proprie capacità e metterle al servizio della squadra, sia chi gioca in serie D o serie C di basket, sia chi è in carrozzina. Solo così è possibile ambire al miglior piazzamento possibile nel campionato regionale, o competere per qualificarsi alla Coppa Italia, alle finali nazionali o alla Coppa Europea.
Prima di conoscere il baskin, cosa ne pensava degli sport per persone con disabilità?
A vent’anni probabilmente non avevo ancora la maturità per interrogarmi sulla loro natura, sicuramente li percepivo molto lontani da me. Oggi li considero una grande opportunità e un ottimo palcoscenico per persone che come tutti hanno diritto ad un potente mezzo per esprimersi e sfogarsi.
Lei che numero avrebbe se dovesse scendere in campo?
Non gioco a Baskin continuativamente da molti anni e per una serie di motivi ho lasciato anche il basket da un paio di stagioni, ma credo di avere ancora qualche caratteristica da ruolo 5. Magari uno di questi giorni chiederò la collaborazione di qualche mia classe per riscoprirlo.
Ha mai visto una partita di baskin nella vita reale? Se si, cosa l'ha colpita? Se no, le piacerebbe assistere ad una partita?
Avendo giocato e arbitrando tuttora, di partite ne ho viste tante, vissute tantissime. Mi colpisce ancora oggi di come il meccanismo di una squadra di Baskin funzioni alla perfezione e di concerto tra tutte le sue parti, con dinamismo, competitività e passione. Mi colpiscono il rispetto e la sportività di cui oggi giorno siamo sempre meno testimoni negli sport agonistici e che nel Baskin, per fortuna, ancora emergono di frequente e con naturalezza. Mi colpiscono le emozioni dei giocatori, la delicatezza dei più capaci che si mettono a servizio e guidano i compagni, e la gioia dei più fragili, alcuni dei quali probabilmente per la prima volta si sentono parte di un gruppo squadra. Oggi mi limito ad arbitrare nei weekend e ad insegnare i principi di questo sport ai miei ragazzi nelle palestre di scuola in settimana, ma chissà che un giorno non finisca a guidare una squadra tutta mia.
Ammetto che da un po’ di tempo a questa parte questa idea si sta facendo spazio nella mia testa.
Ringraziamo il prof. Vescovi per la sua collaborazione e per averci fatto scoprire uno sport così solidale, grazie!
Chiara Duranti, Marco Simoncini e Melissa Stanescu, 4 ALSA
