Con Calciosociale abbiamo cambiato le regole del gioco
Noi studentesse e studenti di Cronache dal Meucci, con il prezioso supporto di Francesco Tenaglia, abbiamo avuto l’opportunità di conoscere più da vicino una realtà importante che si trova al centro di Roma. Abbiamo avuto, infatti, l’occasione di incontrare online Massimo Vallati, l'anima e la mente dietro il progetto Calciosociale al Corviale. Un'iniziativa che, come ci racconterà, ha saputo riscrivere le regole del gioco, trasformando un campo di calcio in un vero e proprio motore di cambiamento sociale. Lo sport, con passione e visione, può diventare uno strumento potente di inclusione, crescita e comunità!
- Gentile Massimo, ci puoi spiegare come è nata l'idea di Calciosociale al Corviale? Quali sono state le motivazioni principali che ti hanno spinto a intraprendere questo progetto?
L'idea di Calciosociale al Corviale è nata da un'osservazione molto semplice: il calcio è un linguaggio universale, un potente strumento di aggregazione. Vedevo tanti ragazzi qui al Corviale con tanta energia, ma spesso poche opportunità strutturate per incanalarla positivamente. Volevo creare uno spazio dove il gioco del calcio diventasse un pretesto per costruire qualcosa di più grande: un senso di comunità, di appartenenza, di crescita personale. La motivazione principale era ed è tuttora quella di offrire un'alternativa sana e costruttiva, un luogo sicuro dove i ragazzi potessero sentirsi valorizzati e dove le differenze diventassero una ricchezza.
- Qual era la situazione del Corviale quando ha iniziato e come è cambiata nel corso degli anni grazie a Calciosociale?
Quando abbiamo iniziato, il Corviale era un quartiere con tante potenzialità inespresse e, purtroppo, anche con diverse problematiche sociali. Vedevo troppi ragazzi messi da parte, considerati 'difficili' solo perché avevano affrontato situazioni complicate. Ho voluto creare uno spazio dove potessero sentirsi accettati e ascoltati. Lo sport, se utilizzato nel modo giusto, può fare miracoli. C'era un forte bisogno di creare legami, di tessere una rete sociale più solida. Calciosociale, fin da subito, ha cercato di coinvolgere attivamente la comunità: non solo i ragazzi che giocano, ma anche le loro famiglie, i residenti, le altre associazioni del territorio. Organizziamo spesso eventi aperti a tutti, tornei, momenti di festa. Grazie a questo approccio, nel corso degli anni ho visto un cambiamento significativo: i ragazzi sono più sereni, più responsabili, più aperti agli altri. Si è creato un clima di maggiore fiducia e collaborazione all'interno del quartiere. I risultati in termini di inclusione e integrazione sono tangibili: vediamo ragazzi di diverse provenienze, con storie differenti, giocare insieme, aiutarsi, diventare amici. Il campo da calcio è diventato un vero e proprio laboratorio di convivenza civile.
- Può raccontare una storia di successo o un momento particolarmente significativo che ha vissuto con Calciosociale?
Di storie significative ce ne sarebbero tantissime, ma una che mi sta particolarmente a cuore riguarda un ragazzo, chiamiamolo Marco. Era molto timido e isolato quando ha iniziato a venire al Calciosociale. Faceva fatica a relazionarsi con gli altri e aveva poca fiducia in se stesso. Attraverso il calcio, il sostegno degli educatori e dei compagni, Marco ha iniziato a aprirsi. Ha scoperto di avere talento, ha imparato a lavorare in squadra, a gestire le emozioni. Oggi è uno dei ragazzi più solari e partecipativi del gruppo, un vero leader positivo. Vederlo fiorire così è stata una delle soddisfazioni più grandi.
- Quali sono le principali problematiche sociali che Calciosociale cerca di affrontare attraverso le sue attività?
Le problematiche sociali che Calciosociale cerca di affrontare sono diverse. Innanzitutto, il rischio di isolamento e marginalizzazione, soprattutto per i ragazzi che vivono in contesti difficili. Poi c'è la questione della dispersione scolastica, che cerchiamo di contrastare con il doposcuola e il supporto educativo. Un altro aspetto importante è la promozione dell'inclusione e dell'integrazione, superando le barriere culturali e sociali. Infine, lavoriamo per promuovere valori come il rispetto, la solidarietà, la lealtà e il Fair Play, che sono fondamentali per costruire una società più giusta e coesa. Il calcio per noi è un mezzo, non un fine, per raggiungere questi obiettivi.
- Quali sono le sfide più grandi che Calciosociale ha dovuto affrontare e come le ha superate?
La burocrazia, la mancanza di fondi, le minacce, Ma non ci siamo mai arresi. Quando credi in qualcosa, trovi sempre un modo per andare avanti.
- Cosa ti spinge a continuare?
La speranza. Ogni volta che un ragazzo cambia vita, ogni volta che qualcuno ti dice 'grazie', capisci che ogni sforzo è ripagato. Massimo, grazie per averci dedicato il suo tempo! Ti salutiamo e ti auguriamo buona fortuna per il tuo nobile progetto!
Chiara Capitoli 2Blsa
