Il dio dell’amore, dopo essersi rifugiato nella sua isola nel cielo, si mise seduto sotto ad un albero di magnolia; le sue mani tendevano delicatamente ai suoi capelli, gentilmente trasformando la sua lunga chioma in una treccia.
L’aria leggera tutta intorno lo tranquillizzava, anche se solo un po’.
Canticchiava una canzoncina a bocca chiusa, e nel mentre nella sua testa giravano voci e pensieri:
E’ stata veramente una buona idea lasciare l’assemblea?
Certo, è stato un momento di frustrazione, ma quell’uscita improvvisa non avrebbe di sicuro aiutato il caos poi suscitato.
Il maledetto dio Praelio lo aveva sicuramente deriso nel momento in cui egli lasciò il consiglio.
Tutta questa storia gli provocava un mal di testa, un continuo pensiero al quale non veniva mai la voglia di andarsene. Un disagio e il desiderio di chiudersi in una stanza di qualsiasi tipo e non uscire mai più.

Odiava il fatto che non lo lasciassero mai in pace: i mortali, i fedeli, e soprattutto le altre divinità, non gli davano mai un momento di pace su questo fatto, mai una piccola pausa nel suo eterno lavoro da divinità senza fine, che aveva accettato anni prima, ma che non aveva mai scelto deliberatamente di fare. Fissò in modo particolarmente attento un uccello che atterrò sull’altra parte del lago per bere e avere il suo attimo di riposo.
Al di fuori delle assemblee, origliava spesso (non di sua volontà, forse..) delle dee vicine di isola discutere su quello che accadeva sotto, nel mondo dei mortali. Prima, non diede molta importanza al fatto che chi viveva sotto era diventato molto più avido; trattava questo caso con delicatezza e con la determinazione di risolverlo, ma si ritrovò sempre più danneggiato a ogni incontro, sempre più indaffarato con pensieri e fatti romantici da risolvere.
Con un sospiro, si è alzato dal prato fiorito e si è diretto verso le terme della sua isola; un bagno composto da acqua calda e petali di rosa era sicuramente ciò che serviva per calmare i suoi nervi, come sempre.
Camminava con passi lenti e leggeri, il suo ritmo era delicato e tranquillo. Fortunatamente, i fedeli, inconsapevoli della sua uscita improvvisa dall'assemblea, non avrebbero visitato la sua isola per almeno tre ore, un periodo di tempo certamente utile per rilassarsi e godere di un po’ di tempo libero per sé. Appena entrato, sfilò la sua veste di seta che fino a un momento prima lo rivestiva in modo largo e sciolto; per questo non ebbe nessuna difficoltà nel togliersela. Camminava a passi lenti per arrivare al bordo della vasca termale, e lentamente si lasciò immergere nell’acqua. Si abbandonò alla piacevole sensazione dell’acqua calda mentre scendeva lentamente, passo dopo passo; l’unico rumore attorno era il suo stesso movimento nell’acqua. Non era male, pensò, finalmente una lieve pace lo accompagnava.
Avrebbe continuato a rilassarsi all’infinito, ma il momento in cui finalmente chiuse i suoi occhi… “Sbam!”
I portoni del centro termale si spalancarono, e dall’abbagliante luce del sole che filtrava emerse la fedele in carica di assistere il dio. Manteneva uno sguardo preoccupato e frettoloso mentre marciava verso lui che giaceva nelle terme. Dietro seguiva la dea del sole, con un’aura quieta e seria, come sempre le si notava.
“Signore, oh mio Signore. Ci perdoni per aver interrotto la sua serenità, ma la dea del Sole aveva chiesto di parlare privatamente con lei.”
La dea annuì da dietro, ma ancora non fece parola. Come se aspettasse solo il momento in cui la fedele avrebbe lasciato a lei e Amore quel che fu chiesto ante per dare voce a ciò che aveva da annunciare a egli.
Amore diede un cenno alla fedele che specificò la sua risposta; “Va bene”.
La sua attenzione cambiò soggetto, e senza emergere dalle acque termali il suo sguardo si mosse dalla fedele alla dea, aspettando che lei iniziasse a dare voce ai suoi pensieri.
“Ho origliato la voce di qualcuno, varie voci. Forse fedeli del dio Praelio. Dissero che lui desidera incontrarti, che sia ora o fra poco. Credo sia solo un pensiero che non si avvererà, ma credo sia importante assumere qualcuno per dare un’occhiata attorno e all’esterno dell’isola per possibili attacchi o sorprese.”
Questo chiarimento di fatti prese alla sprovvista il dio. Alzando un sopracciglio, chiese:
“Un attacco? Un incontro? E perché?”
“Il motivo è sconosciuto, ma io credo sia per il fatto di dover stabilire quale opinione di quelle discusse in Concilio valga di più e se sia o meno necessario usare la forza in certe situazioni.”
Il dio non rispose, gli diede un cenno silenzioso se non fosse per il quiete fruscio dell’acqua spostata dal minimo movimento delle sue braccia che si incrociarono.
Così, dopo quell’incontro con la dea, giorni dopo egli ascoltò il suo avvertimento. Diede l’incarico a vari fedeli di restare in zona e dare un’occhiata attorno al di fuori dell’isola. Niente successe, niente comunicato dall’assemblea, dalle divinità superiori. Nessun attacco, nessun incontro.
E nessuno disse più niente su ciò che gli era stato comunicato in anteprima, solo sguardi incerti che non dichiaravano nulla di utile.
E perché allora avvertire in assenza di dati ed aspetti certi? La situazione era ancora in trasformazione.
Stella Sofia Mulieddo 1B ELE-IT
