A volte mi chiedo cosa comandi davvero le nostre scelte: i sogni che nascono istintivamente, o i piani che costruiamo razionalmente? Credo che il futuro nasca proprio dal conflitto tra questi due poli: da un lato l'immaginazione, dall'altro il bisogno di dare forma e ordine. È una tensione continua, spesso confusa, ma senza di essa non ci sarebbe crescita.
Il sogno è la scintilla che ci muove, che ci spinge a provare, a cercare, a vivere. Ti permette di fare esperienze, di crescere, di trovarti in posti in cui non saresti arrivato senza quella spinta. A volte si scontra con la realtà, lasciandoti un senso di delusione, è vero, ma non devi lasciare che questo ti impedisca di sognare. La vita è come un fiume: puoi opporre resistenza, come una roccia, oppure lasciarti trasportare, adattandosi al corso dell'acqua. Non esiste evento bello o brutto, siamo noi che scegliamo che valore attribuirgli. Sognare ci mette in moto, ci fa navigare il fiume, ci insegna a interpretare le situazioni e a trovare significato in ciò che ci capita.
Allo stesso tempo il rischio di restare bloccato nei sogni c'è. A un certo punto bisogna tradurre quell’intuizione istintiva e irrazionale in qualcosa di concreto. E qui entra in gioco la progettazione, che non spegne la fantasia, ma le dà una forma, è il momento in cui ti chiedi: come ci arrivo davvero? È un passaggio che può far paura perché quando inizi a progettare devi anche ammettere che certe cose non sono possibili, mentre altre lo sono solo se ti ci metti davvero. La parte razionale serve proprio a questo: selezionare, chiarire, definire.
Il problema nasce quando ci si aggrappa troppo alla ragione, fino a cancellare del tutto il sogno. A quel punto il progetto diventa una gabbia e il futuro rischia di essere solo una copia del presente.
Secondo me il segreto è trovare un equilibrio tra queste due spinte. Ci vogliono entrambe: il sogno apre lo scenario, la progettazione lo rende percorribile. Non è una cosa che si impara una volta per tutte, perché ogni scelta importante rimette tutto in discussione. È come camminare col passo che cambia in base al terreno: a volte serve istinto, a volte serve pianificazione. E quando riesci ad alternarli senza forzare, tutto si muove in modo più naturale.
Questa dinamica è raccontata benissimo nella commedia Sogno di una notte di mezza estate che rappresenta in modo simbolico il rapporto tra immaginazione e realtà. Shakespeare divide l'opera in tre spazi simbolici: Atene che rappresenta la logica e l’ordine, il bosco che è la sede dell'immaginazione e del caos, e il teatro che fa da ponte tra i due ed è il luogo in cui il sogno si trasforma in racconto e da racconto torna alla realtà. È una metafora perfetta della crescita: nessuno può diventare sé stesso restando sempre e solo ad Atene, ma nemmeno perdendosi per sempre nel bosco.
La realtà è spesso diversa dal sogno, ma proprio questa differenza ci porta a confrontarci con noi stessi a capire che il valore non è solo dell'arrivo ma anche nel percorso, e se è vero che nella vita sognare non basta, è altrettanto vero che rinunciare a farlo è molto peggio. La sfida è trasformare un’intuizione in una direzione e una direzione in un percorso. Ed è lì che sogno e progettazione non solo convivono ma diventano indispensabili l'uno dell'altra.
Gabriel Carini 4BIT
