Durante la Seconda Guerra Mondiale, l’Italia era in grande pericolo. Bombe cadevano sulle città, e i soldati tedeschi rubavano molte cose preziose. Tra queste, c’erano opere d’arte famose, come quadri e statue che raccontano la storia del nostro paese. Per salvarle, un uomo coraggioso di nome Pasquale Rotondi decise di nasconderle in un posto sicuro: il castello di Rocca Ubaldinesca a Sassocorvaro, un piccolo paese nelle Marche. Questa storia è come un’avventura, dove l’arte è stata protetta da bombe e ladri. Oggi, quel castello è chiamato “Arca dell’Arte”, perché ha salvato migliaia di tesori.
Pasquale Rotondi era un esperto di arte, nato nel 1909. Lavorava come sovrintendente alle belle arti nelle Marche, una regione dell’Italia centrale. Era giovane, aveva solo 30 anni quando iniziò questo lavoro importante. Il governo italiano, guidato dal ministro Giuseppe Bottai, gli chiese di proteggere le opere d’arte dalla guerra. Rotondi non esitò: usò la sua macchina, una vecchia Balilla, per trasportare i quadri di persona. Era un uomo semplice, ma molto determinato. Viveva con la moglie e le figlie, e a volte mise in pericolo la sua famiglia per salvare l’arte.

Rotondi non agì da solo. Fece parte di un gruppo di persone chiamate “monuments men” italiani, come Fernanda Wittgens, che salvarono l’arte in altre parti del paese. Ma la sua storia è speciale perché trasformò un vecchio castello in un rifugio segreto.
La guerra iniziò nel 1939 e l’Italia entrò nel conflitto nel 1940. Le bombe alleate distruggevano città come Milano, Venezia e Roma. Rotondi pensò prima di nascondere le opere nel palazzo ducale di Urbino, ma quel posto era troppo vicino a un aeroporto militare. Era pericoloso: gli aerei potevano bombardare lì.

Allora, scelse la Rocca Ubaldinesca a Sassocorvaro. Questo castello fu costruito nel 1475 da un architetto famoso, Francesco di Giorgio Martini, per il duca Federico da Montefeltro. Ha pareti rotonde e torri a forma di clessidra, perfette per resistere alle bombe. Durante la guerra, un missile colpì il castello, ma fece solo un piccolo danno: cadde qualche pietra dal muro esterno. Era il posto ideale, isolato e forte.
Rotondi usò soldi del governo per preparare le stanze: mise allarmi contro incendi e ladri, anche se erano semplici. Il castello diventò un magazzino segreto. Più tardi, quando non c’era più spazio, usò anche il Palazzo dei Principi a Carpegna, a circa 20 chilometri di distanza.
Noemi Hosu, 5 Alsa
