Abbiamo avuto modo di intervistare il professore di storia dell’arte Nicola Maggi, in occasione del suo imminente pensionamento. Dopo oltre 30 anni di carriera, il professore sta per lasciare la scuola. In questa intervista abbiamo voluto fargli qualche domanda sulla sua lunga esperienza, le passioni che lo hanno sempre guidato e i progetti che realizzerà in futuro.
È il modo di tutta la scuola per ringraziarlo e augurargli il meglio.
Da quanti anni insegna e perché ha deciso di diventare professore?
Insegno da più di 30 anni. Ho intrapreso questo percorso un po' durante il periodo dell'università, c'era un professore molto bravo a livello nazionale che mi ha dato questo input per avvicinarmi al mondo scolastico, all'insegnamento.
Cosa l’ha spinta a intraprendere la strada dell’architetto e poi di diventare insegnante?
Io ho fatto il liceo artistico, poi avevo già la passione e l'interesse nei confronti dell'arte, questo è ovvio, e anche per il mondo dell'architettura.
È cambiato il suo modo di insegnare nel corso degli anni e, se sì, come e cosa l’ha spinto a farlo?
Sicuramente l'esperienza porta a cambiare, no? Dopo tanti anni porta a cambiare il metodo di insegnamento e a comprendere anche meglio gli studenti. Per me il cambiamento è dato dagli anni di insegnamento. La società cambia, cambia un po' tutto quanto e quindi anche il modo di insegnare.
Che consiglio dà al prof che prenderà il suo posto?
C'è un proverbio latino in cui dice «Niuna cosa si dà con tanta libertà quanto i consigli». È facile dare i consigli, poi dopo ognuno li deve interpretare. Comunque io spero che il prossimo insegnante che avrete di storia dell'arte sia in grado di comunicare a voi l'importanza della conoscenza della cultura. Questa diciamo che è lo scopo di un professore.
Quanto è importante, secondo lei, oggi lo studio della storia dell’arte nelle scuole?
Per me è ovvio, insegno questa materia, che sia molto importante, perché fa parte della nostra storia artistica e culturale. Come vi dico sempre, il 70%, anche più, del patrimonio artistico, archeologico e culturale, specialmente in ambito europeo, si trova in Italia.
Qual è la cosa più importante che ha cercato di trasmettere ai suoi studenti?
Spero di avervi fatto arrivare questo messaggio: quello che conta è la sincerità e il rispetto e la visione di un futuro, questa è la cosa fondamentale.
Come sono cambiati gli studenti negli anni, secondo lei?
La mia considerazione è quella che per gli studenti dall'età vostra, dai 14 ai 18 anni, in fondo il vostro entusiasmo giovanile è lo stesso di quando ero ragazzo io.
Il comportamento della vostra età non è che cambia molto.
Siete forse diventati, in un certo senso, troppo “succubi” delle nuove tecnologie, questo sì.
Dovete essere più socievoli, scherzare di più, uscire di più, avere più contatti diciamo, no?
Pensa che la tecnologia possa aiutare i giovani architetti nell’apprendimento e nello studio della progettazione?
Per certi aspetti sì, diciamo che la tecnologia potrebbe portare dei contributi, ma per quello che mi riguarda, per quello che riguarda la progettazione e la creatività, non penso.
Cosa le mancherà di più della scuola?
Quello che mi mancherà è la spensieratezza dei giovani e la voglia di scherzare che avete fra di voi a queste età. Mi mancherà di vedervi crescere, perché io di solito porto voi studenti dal primo al quinto anno e vedo il vostro cambiamento, in un certo senso è quasi una maturità che viene mano a mano. Diventate adulti.
Se dovesse lasciare un ultimo messaggio ai suoi studenti, quale sarebbe?
Di affrontare i problemi che riscontrerete nella vita sempre positivamente, mai con paura. Dovete essere sempre positivi, anche su cose brutte,
M,a cosa molto importante, secondo la mia opinione, è essere curiosi, creativi e, ricordatevi sempre, colti, perché se siete colti nessuno vi potrà mettere le mani in testa. Su una persona ignorante, perlomeno, è più facile.
Ha già qualche progetto o passione che vuole coltivare o continuare dopo il lavoro nella scuola?
Io sono architetto e mi dedicherò di più alla professione dell'architetto, per la quale sicuramente avrò più tempo, poi vorrei anche occuparmi di design e dell'arte in generale, insomma, porterò avanti queste cose con più tempo a disposizione.
Come immagina le sue giornate dopo la pensione?
Da un lato sicuramente più tristi, e non così piene di adrenalina come quando stai con i giovani, da un altro punto di vista, però, più tranquille, perché non dovrò dire sempre, state zitti e ascoltate la lezione, per il resto… Comunque io penso che questo sia uno dei mestieri più belli che possa esistere, perché formare le nuove generazioni, i nuovi ragazzi, il nuovo popolo in pratica, è una cosa molto, da un lato seria, difficile, però alla fine quando vai a tirare le somme è sempre una cosa positiva, è stimolante stare con i giovani.



Lorenzo Tortora e Filippo Carnevali, 2Alsa
