Quando si parla di imprenditoria italiana del novecento, il nome di Adriano Olivetti occupa una posizione importante. Nacque il 15 aprile 1901 ad Ivrea da padre ebreo e madre valdese; si diplomò in fisica e matematica all’istituto tecnico di Cuneo e nel 1918 si arruolò nel quarto reggimento degli alpini.
Dopo il servizio militare si iscrisse al politecnico di Torino, dove prese parte attivamente a dibattiti politici e sociali, verso i quali nutriva un forte interesse. Nello stesso periodo cominciò anche a collaborare con diverse riviste di cui il padre era finanziatore ed editore come “l’azione riformista”, di ispirazione socialista, e “tempi nuovi”, di matrice antifascista.
Dopo la caduta del regime, l’azienda Olivetti era prima nel mondo per la produzione nel settore degli oggetti da ufficio (in seguito produrrà anche i primi computer). Nel 1945, Adriano Olivetti pubblicò L’ordine politico delle comunità, un documento con il quale gettava le basi teoriche per uno stato italiano federalista basato sulle singole comunità. A Torino, nel 1948 fondò il movimento comunità; all’interno di esso vennero riuniti un grande numero di intellettuali con il compito di trovare il connubio fra sapere scientifico e sapere umanistico. Il movimento si era prefissato il lodevole obbiettivo di unire i socialisti e i liberali sotto un’unica bandiera; purtroppo, subito dopo la morte di Olivetti, avvenuta il 27 febbraio 1960, il movimento fu sciolto.
Adriano Olivetti non fu solo un abile imprenditore e politico, fu anche un innovatore sociale, aveva una concezione di fabbrica come mai si era vista prima d’ora. I salari dei suoi operai erano alti, le loro abitazioni si trovavano poco lontane dalle industrie ed erano costruite nel rispetto del paesaggio locale. Inoltre le sue fabbriche non erano solo un luogo di lavoro ma anche di formazione individuale, infatti: i dipendenti durante le pause potevano passare il tempo in biblioteche, ad ascoltare concerti e persino partecipando a dibattiti politici.
L’imprenditore di Ivrea era intenzionato a superare il divario fra produzione e cultura, insistette parecchio affinché le sue fabbriche fossero frequentate da intellettuali e universitari.
Si distinse particolarmente anche nel campo dell’urbanistica: nel 1937 collaborò al piano regolatore della valle d’Aosta, si trattava di un progetto che prevedeva diversi investimenti nelle infrastrutture, nella formazione e nelle attività produttive compatibili con il territorio. Per Olivetti, lo sviluppo non era concepito solo come crescita economica, ma anche come miglioramento della vita delle comunità. Sfortunatamente, il piano non fu mai pienamente approvato a causa dei suoi contrasti con i modelli di sviluppo tradizionali.
Nel 1957 fu eletto sindaco di Ivrea e due anni dopo venne nominato presidente dell’istituto UNRRA-casas (il quale gestiva i piani di ricostruzione post-bellica italiani).
Adriano Olivetti non fu soltanto un dirigente industriale, fu una persona geniale, che guardava molto più avanti dei suoi tempi, capace di unire innovazione tecnologica, design e benessere dei lavoratori, mostrando quanto la sua visione fosse moderna per l’epoca e sicuramente ancora oggi di grande attualità.
Mathias Carducci, 5 Alsa
