In un’epoca in cui la libertà è data per scontata, le storie di chi ne è stato privato in passato risultano fondamentali per non ripetere, oggi, gli stessi errori.
Dal 1964 al 1985 la dittatura ha esiliato, ha silenziato voci e ha spezzato vite di migliaia di brasiliani. È importante, perciò, ascoltare le storie di coloro che hanno vissuto nella loro quotidianità crudeltà e ingiustizia. La storia di mio nonno, Gilberto Andrade de Abreu, è una di queste storie.
Mio nonno è uno scrittore, un professore universitario, un compositore musicale e un politico di Ribeirão Preto, nello stato di San Paolo, la cui vita è stata segnata da un evento traumatico dalla dittatura brasiliana.
Nel luglio del 1971, in pieno regime autoritario, nel suo appartamento di Belo Horizonte ci fu un’irruzione dei militari. Gilberto Abreu aveva scritto una canzone per un festival di MPB (Musica Popolare Brasiliana) il cui testo riportava le parole di una lettera, come era comune fare, ma era stata censurata. Come tanti altri, credeva nella libertà, nella giustizia e nel potere delle idee ma in quel paese, parlare, pensare, studiare Marx, era un crimine.
Nel giorno del suo compleanno fu arrestato e portato in carcere. Per dieci giorni, Gilberto visse l’incubo di una detenzione arbitraria e sebbene non sia stato torturato fisicamente, rimane in lui il ricordo indelebile di un ambiente doloroso e delle urla dei torturati. L`ultimo giorno di detenzione, quando chiamarono il suo nome, si alzò con estrema lentezza con la paura che fosse arrivato il suo turno per la tortura. Accadde però qualcosa di inaspettato e improvviso, fu rilasciato. In piena dittatura, la sola paura era uno strumento di controllo sulla popolazione e il silenzio rappresentava una triste condanna.
Mio nonno però ha scelto di rompere quel silenzio con la sua arma più potente: la parola. Ha trasformato il dolore in libri come "Nossas Roupas Comuns Dependuradas" (“I nostri vestiti comuni appesi”), dove racconta la sua vicenda sotto lo pseudonimo di André. Nel libro si legge la confusione che regnava allora, in cui artisti, professori, studenti e sindacalisti venivano fatti sparire ordinariamente.
La sua vita è diventata un esempio di resistenza intellettuale perchè da 40 anni insegna Geografia e Storia, utilizzando la letteratura, la musica e la filosofia come strumenti fondamentali.
La sua storia ci ricorda che la democrazia è più fragile di quanto sembra, che la libertà va difesa ogni giorno e che, come cantava una voce scomoda che decise di auto-esiliarsi a Roma, Chico Buarque:"Felizmente, amanhã vai ser outro dia" (“Per fortuna domani sarà un altro giorno”).
Quel domani migliore può esistere solo se non dimentichiamo il nostro ieri.
Francesco de Meo 5 Alsa
